Attacco di panico: convivere con la paura

Non è raro, ancora oggi, che i disturbi mentali siano posti in secondo piano rispetto a quelli fisici, ma qualsiasi persona abbia vissuto uno o più attacchi di panico sa quanto possano essere spaventosi e invalidanti.

La paura e l’ansia possono essere esperite nello stesso momento, i sintomi si sovrappongono ma l’esperienza di tali emozioni si differenzia in base alla situazione. Sperimentiamo la paura di fronte una minaccia conosciuta o compresa, mentre l’ansia deriva da una minaccia sconosciuta o poco definita. Di fronte a un segnale di pericolo o di allerta il nostro corpo si prepara a fuggire o a rimanere per combattere. La paura genera ansia che a sua volta causa la paura.

E quindi, quando l’ansia può definirsi patologica? Se interferisce con la capacità di fronteggiare al meglio le sfide quotidiane: se ci troviamo di fronte un ghepardo, l’istinto alla sopravvivenza ci fa mettere al sicuro o scappiamo; in ugual modo se proviamo la paura di fallire possiamo essere spinti a fare meglio, ma se la sensazione è troppo forte, possiamo persino smettere di provare.

Come capire se si tratta di un disturbo di panico

Vi è mai capitato di provare all’improvviso un’intensa ansia e paura, in assenza di una vera minaccia esterna? Se la risposta é affermativa, probabilmente avete sperimentato un attacco di panico, il quale si verifica quando il normale meccanismo del cervello per reagire a una minaccia viene usato impropriamente.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5), un attacco di panico è caratterizzato da quattro o più dei seguenti sintomi: palpitazioni, battito cardiaco accelerato; sudorazione; tremori fini o grandi scosse; dispnea o senso di soffocamento; sensazione di asfissia; dolore o fastidio al petto; nausea o disturbi addominali; vertigine o svenimento; brividi o forte calore; sensazioni di torpore o di formicolio; sensazione di irrealtà o distacco da se stessi; paura di perdere il controllo o di impazzire; paura di morire. In seguito ad un attacco di panico, per un mese o più, il timore di poter rivivere tali sensazioni può indurre a una significativa variazione del comportamento abituale e/o all’evitamento di situazioni ritenute non familiari, quindi potenzialmente rischiose.

Attacchi di panico: le terapie

Come menzionato, gli attacchi di panico possono verificarsi in modo del tutto inaspettato procurando una risposta soggettiva di paura o impotenza. All’interno di una relazione terapeutica è possibile acquisire una maggiore consapevolezza di sé, dei pensieri e delle paure irrazionali (morire, svenire, imbarazzarsi) che emergono durante un attacco di panico. La psicoterapia è uno spazio mentale e fisico che permette la rielaborazione delle informazioni, dei pensieri e dei ricordi non elaborati. Le nostre emozioni e i nostri pensieri come le onde del mare sono in continuo movimento, provare a controllarli può essere un enorme dispendio di energia che di rado fornisce effettivi benefici. Possiamo, piuttosto, imparare a navigare ovvero a monitorare i nostri stati psichici mentre si presentano, mantenendo una piena consapevolezza (Chambless D. et Al, 2017).

Anche il camminare può avere un effetto positivo sull’ansia, sull’umore in generale e favorisce la riflessività. Uno studio giapponese ha scoperto che passeggiare nei boschi, farebbe diminuire i livelli di cortisolo e la frequenza cardiaca. Il tempo all’aperto può modificare il modo in cui percepiamo noi stessi e per usufruire di tali benefici non è necessario essere degli esperti escursionisti. Persino il guardare il verde attraverso una finestra, favorisce la produttività, diminuisce lo stress e l’aggressività (Yamaguchi et Al., 2006).

Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2018/10/attacchi-panico-ansia-terapia/